Cibi adatti alla pratica dello Yoga

  • frutta fresca
  • tutte le verdure, evitando cipolle e aglio
  • cereali integrali, soprattutto riso, grano e avena
  • Legumi
  • Frutta secca e semi come mandorle, cocco, noci, sesamo, ma non troppo arrostiti o saltati
  • Oli vegetali di ogni tipo e di buona qualità come sesamo, oliva e girasole, burro e ghee (burro chiarificato)
  • Latte e derivati provenienti da mucche trattate bene, soprattutto latte, ghee, yoghurt e fiocchi di formaggio
  • Zuccheri naturali come lo zucchero non raffinato, miele, sciroppo d’acero e melassa
  • Spezie dolci come zenzero, cannella, cardamomo, finocchio, cumino, coriandolo, curcuma, menta, basilico
  • Tisane, acqua naturale e succhi di frutta
  • Cibo preparato con amore e coscienza

Cibi da ridurre o da evitare

  • Carne e pesce di ogni tipo, comprese le uova
  • Cibo di tipo artificiale, trattato, conservato; ogni tipo di cibo di cattiva qualità
  • Cibi in scatola, eccetto la frutta e i pomodori conservati in modo naturale
  • Oli di qualità scadente, grassi animali e margarina
  • Latte e derivati provenienti da fattorie industriali
  • Aglio, cipolle e cibo troppo speziato
  • Cibo fritto di ogni tipo
  • Zucchero bianco e farina bianca
  • Dolcificanti e condimenti artificiali
  • Qualunque cibo troppo cotto, vecchio, stantio o ricotto
  • Alcool, tabacco e altri stimolanti
  • Acqua del rubinetto o qualunque bevanda artificiale
  • Qualunque cibo irradiato, cotto a microonde
  • Cibi geneticamente modificati
  • Cibo mangiato in ambienti disturbati o mangiato troppo velocemente

Chi desidera avvicinarsi ad una dieta yogica vegetariana, imparando a realizzare gustose ricette con ingredienti semplici e poco costosi, e conoscere l’arte di arricchire le preparazioni con le spezie è invitato al CORSO DI CUCINA VEGETARIANA del Centro Vaikuntha (via Nadi 6, Bologna)

www.vegcomevaikuntha.com

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2050, tutti vegetariani

2050, tutti vegetariani
ecco la dieta del futuro

SCRITTO DA ENRICO FRANCESCHINI – LA REPUBBLICA.it | 28 AGOSTO 2012

Entro quarant’anni la popolazione mondiale aumenterà di due miliardi e le risorse idriche scarseggeranno. Secondo un team di studiosi svedesi, per evitare carestie dovremo mangiare frutta e verdura anziché bistecche

LONDRA – Entro quarant’anni diventeremo tutti vegetariani. Non per scelta, bensì per necessità: altrimenti non ci sarà abbastanza cibo per sfamare la crescente popolazione terrestre. Frutta e verdura anziché bistecche e prosciutti. Ecco la dieta dei nostri figli o nipoti, se vorremo nutrire l’intero pianeta.

La profezia viene da un rapporto di illustri scienziati. Ma il loro è un augurio, un’esortazione, più che un pronostico: gli esseri umani vi daranno ascolto? Oppure nel 2050 scoppieranno le guerre del mangiare, o meglio dell’acqua, senza la quale non ci sarebbe praticamente nulla di commestibile da mettere in tavola? Le riserve globali di cibo diminuiscono costantemente, afferma il rapporto del professor Malik Falkenmark e dei suoi colleghi dello Stockholm International Water Institute, mentre la popolazione mondiale non fa che aumentare.

Se l’umanità continua a cibarsi ai ritmi attuali, e soprattutto seguendo la dieta odierna, entro il 2050 ci aspettano catastrofiche carenze alimentari. E per catastrofe si intende qualcosa di molto peggio della tutt’altro che rosea realtà attuale: già oggi, secondo cifre dell’Onu, 900 milioni di persone vanno a letto affamate tutte le sere e 2 miliardi sono da considerare malnutrite.

Ma nei prossimi quattro decenni la terra passerà da 7 miliardi di umani a 9 miliardi, un aumento netto di 2 miliardi che renderà ancora più drammatica la carenza di cibo. E allora che fare?

La risposta degli studiosi di Stoccolma, il cui rapporto è stato anticipato ieri dal quotidiano Guardian di Londra, è netta: il mondo deve cambiare dieta. Dobbiamo diventare tutti vegetariani, o quasi.

Attualmente ricaviamo il 20 per cento delle proteine necessarie al nostro fabbisogno da prodotti derivati dagli animali, che si tratti di carne o latticini; ma questa percentuale dovrà scendere al 5 per cento o forse anche a meno entro il 2050, se vorremo evitare carestie e conflitti causati dalla scarsità di cibo. Il problema di partenza è l’acqua. Già oggi scarseggia e in molte regioni è un bene più prezioso del petrolio per la sopravvivenza della nostra specie, ma fra quarant’anni non basterà sicuramente per produrre gli alimenti necessari a 9 miliardi di terrestri.

Il cibo ricavato da animali, infatti, consuma da cinque a dieci volte più acqua di quella che serve a una alimentazione vegetariana. Cambiare dieta permetterebbe dunque di consumare meno acqua per l’agricoltura, e non solo: oggi un terzo delle terre arabili del pianeta sono destinate alla crescita di sementi e raccolti destinati a sfamare gli animali da allevamento. Se mangiassimo meno animali, risparmieremmo acqua e avremmo a disposizione più terra per altri usi agricoli. Il rapporto dello Stockholm Institute viene reso pubblico alla vigilia dell’annuale Conferenza mondiale sull’acqua, che si apre questa settimana a Stoccolma alla presenza di 2500 politici, rappresentanti dell’Onu, ong e ricercatori provenienti da centoventi paesi.

Al convegno verranno dibattute anche altre opzioni, come l’eliminazione degli sprechi alimentari, migliori scambi tra paesi con surplus di cibo e paesi in deficit, investimenti in pompe idrauliche e semplici tecnologie acquifere per l’Africa sub-Sahariana e l’Asia. Ma la proposta più radicale e rivoluzionaria sarebbe al tempo stesso la più semplice: diventare tutti vegetariani (come Bill Clinton, per citarne uno). Rinunciare alle bistecche, per avere abbastanza frutta e verdura per tutti.