Ayurveda e alimentazione

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Il metodo scientifico dell’alimentazione

L’equilibrio dei dosha (e la buona salute che deriva dal loro equilibrio) dipende dalla moderazione di alimentazione e sonno. Quando mangiamo o dormiamo eccessivamente, troppo poco, o in momenti sbagliati, ci sono buone possibilità che tutti i dosha saranno disturbati.

Un’alimentazione o un sonno eccessivi si chiamano athiyoga, e ognuno di noi ha sperimentato a qualche livello gli effetti miseri che si collegano a queste attività quando non sono equilibrate. Un’alimentazione o un sonno insufficienti si chiamano hena yoga. Quando diminuiamo artificialmente il cibo o le ore in cui il corpo si riposa, i dosha si sbilanciano e può insorgere la malattia. Azioni improprie riguardo le richieste del corpo si chiamano mithya yoga. Mangiare nel momento sbagliato o in un luogo inappropriato sono esempi di questo. L’Ayurveda raccomanda di regolare i bisogni del corpo in modo corretto.

Un’alimentazione insufficiente porta in squilibrio vata, un’alimentazione eccessiva porta in squilibrio tutti e tre i dosha.

Una corretta alimentazione deve creare soddisfazione ed equilibrio nel corpo. Se la mente diventa agitata o inerte, o se il corpo diventa pesante e stanco dopo aver mangiato, quell’alimentazione è inappropriata. Per un’alimentazione corretta si devono considerare sei fattori: il luogo, il tempo, l’intervallo di tempo dal pasto precedente, le tipologie di cibo da mangiare, l’ordine in cui il cibo deve essere mangiato e lo stato mentale della persona.

Il luogo o l’atmosfera in cui si mangia deve essere calmo e pacifico. Non si dovrebbe parlare di lavoro o di argomenti mondani. Anzi, si dovrebbe vedere il cibo come prasadam (la misericordia di Dio). Se ricordiamo o ascoltiamo argomenti su Dio mentre mangiamo, Vaisvanara, il Divino sotto forma di fuoco della digestione nello stomaco, digerirà il cibo.

Il momento del giorno in cui si mangia è altrettanto significativo. Così come in certi momenti del giorno sono consigliate determinate attività, ci sono momenti propizi per mangiare. Jataragni (Vaisvanara), il fuoco della digestione, è più forte quando il sole è più alto, a mezzogiorno. Quindi il pasto principale del giorno dovrebbe essere assunto intorno a quell’orario. In quel momento, due terzi dello stomaco possono essere riempiti con cibo e completamente digeriti. Più ci si allontana da mezzogiorno, più Jataragni si indebolisce. Si dovrebbe mangiare di meno al mattino e alla sera.

L’Ayurveda insegna che non si dovrebbe mangiare niente entro le sei ore dal pasto precedente (quindi non si dovrebbe mangiare più di tre volte al giorno).

Tradotto da “LESSONS FROM THE AYURVEDA” di Navayauvana Dasa Adhikari

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Dosha e alimenti

Fagioli mung controllano tutti i dosha e sono altamente raccomandati dall’Ayurveda

Lenticchie aumentano kapha e pitta e controllano vata

Semi di sesamo aumentano pitta

Riso ottimo per tutti e tre i dosha

Miglio aumenta vata

Melanzane aumentano vata e pitta e riducono kapha

Spinaci controllano pitta

Zucca controlla vata e pitta

Cetriolo aumenta pitta

Patate aumentano vata

Asparagi ottimi per tutti i dosha

Carote aumentano pitta

Funghi L’Ayurveda sconsiglia. Disturbano l’equilibrio di tutti e tre i dosha

Lattuga controlla pitta

Cavolfiore controlla vata e pitta

Foglie di coriandolo riducono pitta

Aglio e cipolla L’Ayurveda li consiglia solo a scopo terapeutico

Semi di cumino aumentano pitta e controllano vata e kapha

Pepe nero aumenta pitta e controlla vata e kapha

Sale controlla tutti i dosha se usato con moderazione

Semi di senape aumentano pitta, controllano vata e kapha

Zenzero controlla kapha e vata

Cardamomo controlla i tre dosha

Cannella aumenta pitta e controlla kapha

Banana aumenta kapha e controlla pitta

Datteri aumentano pitta

Uvetta controlla pitta

Mandorle controllano pitta e vata

Noci aumentano vata

Mango aumenta vata e pitta

Uva controlla pitta

Cocomero controlla pitta

Albicocca fresca, aumenta pitta e kapha. Secca, controlla pitta e kapha, ma aumenta vata

Mela controlla pitta e vata

Lime controlla vata e pitta

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2050, tutti vegetariani

2050, tutti vegetariani
ecco la dieta del futuro

SCRITTO DA ENRICO FRANCESCHINI – LA REPUBBLICA.it | 28 AGOSTO 2012

Entro quarant’anni la popolazione mondiale aumenterà di due miliardi e le risorse idriche scarseggeranno. Secondo un team di studiosi svedesi, per evitare carestie dovremo mangiare frutta e verdura anziché bistecche

LONDRA – Entro quarant’anni diventeremo tutti vegetariani. Non per scelta, bensì per necessità: altrimenti non ci sarà abbastanza cibo per sfamare la crescente popolazione terrestre. Frutta e verdura anziché bistecche e prosciutti. Ecco la dieta dei nostri figli o nipoti, se vorremo nutrire l’intero pianeta.

La profezia viene da un rapporto di illustri scienziati. Ma il loro è un augurio, un’esortazione, più che un pronostico: gli esseri umani vi daranno ascolto? Oppure nel 2050 scoppieranno le guerre del mangiare, o meglio dell’acqua, senza la quale non ci sarebbe praticamente nulla di commestibile da mettere in tavola? Le riserve globali di cibo diminuiscono costantemente, afferma il rapporto del professor Malik Falkenmark e dei suoi colleghi dello Stockholm International Water Institute, mentre la popolazione mondiale non fa che aumentare.

Se l’umanità continua a cibarsi ai ritmi attuali, e soprattutto seguendo la dieta odierna, entro il 2050 ci aspettano catastrofiche carenze alimentari. E per catastrofe si intende qualcosa di molto peggio della tutt’altro che rosea realtà attuale: già oggi, secondo cifre dell’Onu, 900 milioni di persone vanno a letto affamate tutte le sere e 2 miliardi sono da considerare malnutrite.

Ma nei prossimi quattro decenni la terra passerà da 7 miliardi di umani a 9 miliardi, un aumento netto di 2 miliardi che renderà ancora più drammatica la carenza di cibo. E allora che fare?

La risposta degli studiosi di Stoccolma, il cui rapporto è stato anticipato ieri dal quotidiano Guardian di Londra, è netta: il mondo deve cambiare dieta. Dobbiamo diventare tutti vegetariani, o quasi.

Attualmente ricaviamo il 20 per cento delle proteine necessarie al nostro fabbisogno da prodotti derivati dagli animali, che si tratti di carne o latticini; ma questa percentuale dovrà scendere al 5 per cento o forse anche a meno entro il 2050, se vorremo evitare carestie e conflitti causati dalla scarsità di cibo. Il problema di partenza è l’acqua. Già oggi scarseggia e in molte regioni è un bene più prezioso del petrolio per la sopravvivenza della nostra specie, ma fra quarant’anni non basterà sicuramente per produrre gli alimenti necessari a 9 miliardi di terrestri.

Il cibo ricavato da animali, infatti, consuma da cinque a dieci volte più acqua di quella che serve a una alimentazione vegetariana. Cambiare dieta permetterebbe dunque di consumare meno acqua per l’agricoltura, e non solo: oggi un terzo delle terre arabili del pianeta sono destinate alla crescita di sementi e raccolti destinati a sfamare gli animali da allevamento. Se mangiassimo meno animali, risparmieremmo acqua e avremmo a disposizione più terra per altri usi agricoli. Il rapporto dello Stockholm Institute viene reso pubblico alla vigilia dell’annuale Conferenza mondiale sull’acqua, che si apre questa settimana a Stoccolma alla presenza di 2500 politici, rappresentanti dell’Onu, ong e ricercatori provenienti da centoventi paesi.

Al convegno verranno dibattute anche altre opzioni, come l’eliminazione degli sprechi alimentari, migliori scambi tra paesi con surplus di cibo e paesi in deficit, investimenti in pompe idrauliche e semplici tecnologie acquifere per l’Africa sub-Sahariana e l’Asia. Ma la proposta più radicale e rivoluzionaria sarebbe al tempo stesso la più semplice: diventare tutti vegetariani (come Bill Clinton, per citarne uno). Rinunciare alle bistecche, per avere abbastanza frutta e verdura per tutti.